Cinque miti da sfatare sul pellet

 

Fermarsi a cinque non è semplice. Con l’ascesa del web, infatti, distinguere tra fake news è realtà non è mai stato così difficile. La colpa, ovviamente, non è tua. Potremmo parlarne per ore, ma in questo articolo ci limiteremo a fare chiarezza sulle false notizie accostate al pellet in cui, almeno una volta, ti sei imbattuto.

1. Il pellet migliore è quello austriaco. Viene da sorridere. Noi lo ripetiamo ancora una volta: la provenienza del pellet non è sinonimo di qualità. A distinguere un pellet buono da uno scadente ci pensa già l’etichetta apposta solitamente sul retro del sacco sfuso.

2. Il pellet migliore è quello bianco. Prima cugino della credenza di cui sopra, è forse il mito più radicato nei consumatori. Spiace deludere, ma il colore del pellet, anche in questo caso, non è indice di qualità (clicca qui per approfondimenti sul tema). Lo sapevi che per rendere un prodotto più chiaro basta aggiungerci poche sostanze chimiche?

3. Il pellet fa male all’ambiente perché è causa di disboscamenti. Il pellet fa benissimo all’ambiente: rilascia nell’aria minori emissioni nocive ed è per questo che il suo utilizzo è fortemente incentivato a livello statale (clicca qui per approfondimenti sul tema). Fortunatamente possiamo “sbufalare” anche la credenza secondo cui per produrre il pellet sia necessario distruggere le foreste. Il pellet, infatti, nasce dalla segatura, che viene pressata andando a creare i nostri famosi cilindretti. Essendo materiale da bruciare, un qualsiasi produttore non può permettersi di utilizzare legname qualunque. L’importante è che il pellet prodotto sia certificato lungo tutta la filiera, proprio come i prodotti in vendita da Calorwood. L’affermazione risulta ulteriormente falsa se si considera che in numerosi Paesi sono vigenti programmi di rimboschimento.

4. Il pellet puzza. Il pellet non puzza (a patto di utilizzare un prodotto di qualità, ovviamente), semmai è il cattivo utilizzo del sistema di riscaldamento che può… “puzzare”. L’odore emanato dalla combustione del pellet, infatti, è lo stesso generato dalla combustione del legname di cui è composto. Se avverti questo problema, piuttosto, controlla lo stato della canna fumaria del tuo sistema di riscaldamento o rimuovi la cenere rimasta nel cassetto.

5. E’ migliore il pellet lungo/corto perché quello corto/lungo intasa la stufa.
Qui c’è poco da ridere. Entrambe le “tifoserie”, a seconda le proprio “credo”, sono diffidenti nell’accettare che la giusta lunghezza dei cilindretti debba essere di 1 o 3 centimetri, pena l’intasamento della stufa. E fanno bene perché la soluzione alla questione non è nero o bianco, ma grigio: la giusta lunghezza, infatti, sta nel mezzo delle due misure.

Hai letto o sentito altre affermazioni o vuoi essere sicuro della loro bontà? Tranquillo, siamo qui anche per questo: per informazioni e ordini non esitare: contattaci al numero di telefono 351/8631113 (anche Whatsapp), sulla nostra pagina Facebook o scrivici una e-mail all’indirizzo: info@calorwood.it.

Se hai trovato utile questo articolo condividilo con i tuoi amici!

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *